Compiaci!

compiaci3.1Il bambino che sperimenta mancanza d’amore, di calore, di protezione e accettazione per le sue iniziative da parte delle figure familiari per lui importanti, difficilmente svilupperà il senso d’appartenenza col quale sentirsi al sicuro.

La persona vive con senso di onnipotenza come fosse la sola responsabile del benessere dell’altro.

Si mostra d’accordo e gentile con tutti, viene incontro a tutti poiché, dalla soddisfazione dell’altro dipende la sua stima, la sua importanza, il suo valore ed il suo sentirsi amata.

Nel momento in cui, tuttavia, i suoi sforzi si riveleranno inutili [come è realistico  che accada] sperimenterà completamente tutta la sua impotenza.

I sentimenti associati a tale vissuto saranno: tristezza, delusione, rabbia e senso di inadeguatezza.

I vissuti infantili che, tendenzialmente, possono portare a scrivere il proprio copione di vita con tale controingiunzione genitoriale provando un eccesso di accomodamento ed adattamento, sono:

  1. mancanza di spazio per prendere l’iniziativa;
  2. non sentire confermate le nuove creazioni;

oppure

  1. eccesso di contenimento attraverso l’imposizione di norme;
  2. accudimento passivizzante.

Le persone (i bambini, prima; gli adulti, poi) caratterizzati dalla controingiunzione Compiaci! presentano una scarsa percezione dei propri bisogni che non consente loro di essere creativi, affettuosi ed empatici in quanto coinvolti in comportamenti distruttivi, autolesivi, di controllo ostile e poco centrati sul prendersi cura di sé e di progettare autonomamente una vita futura.

Il bambino con vissuti infantili di tal fatta, sperimenta l’ angoscia di base, per proteggersi dalla quale attiva la sua ricerca di sicurezza e l’utilizzo di strategie disfunzionali quanto per lui adattive:

  • essere remissivo;
  • sottomesso;
  • preoccupato di accontentare gli altri per garantirsi l’amore.

Se per lui essere accondiscendente è un metodo funzionale per risolvere i conflitti deciderà, allora, di continuerà ad esserlo.

Tale esperienza è riscontrabile, sovente, nelle persone cresciute con figure significative dal carattere imperioso oppure molto ammirate, il cui affetto e la cui attenzione divenivano conquistabili solo ossequiandole e accontentandole.

E, questo, è  il modo migliore – l’UNICO! – che la persona ha potuto trovare, vivendo in una situazione di questo tipo.

In situazioni di stress relazionale, presentarsi in modo dimesso, dire prontamente sì, usare toni concilianti per evitare che l’altro si alteri, sono tutte modalità utilizzate per (auto)proteggersi dal potenziale e possibie rifiuto: un modo per nascondere le proprie debolezze, la bassa stima di sé, nella speranza che, se si è sufficientemente buoni, si avranno delle conseguenze positive.

Il programma è: «sono Ok, se…dico sempre sì!».

In particolare le persone caratterizzate da tale controingiunzione lasciano decidere agli altri, si accoda confermando, in tale modo, la propria insicurezza e l’idea che «Gli altri sono più in gamba di me!».

In ultima analisi il compiacente può essere gradito e fare comodo, ma alla fine non è ritenuto persona sincera e degna di fiducia: tutto questo alimenterà e rinforzerà, sempre di più il suo essere inadeguato nelle relazioni perché  indegno di stima.

 

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