Non sentire!

non sentire3Quando vietiamo ai bambini si provare le emozioni che sono per noi spaventose, sminuendole o ridicolizzandole, inviamo il messaggio ingiuntivo “Non Sentire!”. In tal modo la loro vita affettiva si blocca e i sentimenti inespressi saranno somatizzati con, talora, gravi disturbi fisiologici legati all’ansia.

Questo comando è proprio di chi rinuncia ad abbandonarsi a percezioni emotive ed all’intuito, evitando di avvertire il mondo secondo le proprie percezioni sensoriali ed interne. Il soggetto si difende attraverso una corazza fino a, in certi casi, deprivarsi sensorialmente, scollarsi dalla realtà per evitare di rimanere coinvolto o ferito. Come atteggiamento congiunto si potrebbe maturare una radicale attitudine a razionalizzare tutto.

Talora, solo alcune emozioni sono vietate (rabbia, tristezza, gioia…) e altre no. Vi sono famiglie nelle quali è vietato provare rabbia e, dunque, esprimerla. In questi casi i bambini possono imparare a reprimerla in due modi: soffocandola e facendola riemergere attraverso sintomi fisici (ansia, dolori somatici…) o può imparare a nasconderla e coprirla con altre emozioni che, invero, sono accettate come – ad esempio – la tristezza o l’indifferenza.

Ciò che, in ogni caso, avviene è che il bambino impara a non ascoltare i suoi sentimenti,  ciò che prova, eliminando la consapevolezza delle sue sensazioni e, dunque, a “raffreddarsi”.

Il rischio è legato alla corazza che il bambino decide di utilizzare per riuscire a tacitare ciò che sente; una corazza che può essere fatta anche di azioni come il crearsi altre sensazioni che possano celare le emozioni che non “può” provare.

I messaggi genitoriali che possono celare tale ingiunzione se inviati con frequenza sono:

  • non sentire,
  • non provare quel sentimento,
  • non sentire quello che senti tu, ma quello che sento io
  • “Ormai sei grande!”, quale invito a non piangere, a non sentire i propri sentimenti, a non dar ascolto ai propri bisogni.

Quando il bambino accoglie in modo letterale questo ordine si allontana da se stesso, dai propri legittimi bisogni e sentimenti mettendo in primo piano il valore delle azioni e restringendo sempre più il proprio spazio vitale. Sotto questo ordine la persona dimentica se stessa, trascura i propri sentimenti ed i propri bisogni e, mano a mano che cresce, potrà correre il rischio di somatizzazioni. Il corpo si incarica infatti di segnalare, sia pure in forma sgradevole e a volte dolorosa, ciò di cui la persona ha realmente bisogno ed è incapace di cogliere con la consapevolezza e di esprimere con le parole.

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