Figli nell’immaginario collettivo contemporaneo

figlio del desiderio o del bisognoNella società contemporanea il figlio ha perso il significato automatico, ineluttabile che rivestiva un tempo. La possibilità stessa insita nel controllo delle nascite ha posto la donna e l’uomo di fronte alle proprie responsabilità e alle proprie scelte. Scopo del matrimonio non sono più i figli ma il rapporto emotivo, affettivo, sessuale che si riesce a stabilire in uno scambio interpersonale paritario, e quando questi aspetti vengono meno la coppia è disposta a separarsi. Il figlio, in questo contesto, si colloca sempre di più come oggetto desiderato, come possibilità di nuove esperienze affettive.

La sofferenza, il sentimento di impotenza e precarietà sono aspetti che la nostra società tecnocratica e sovente esaltata dalle proprie possibilità manipolatorie tende a rimuovere, a negare. Accettare di diventare genitori significa inserirsi nel processo vitale del precario e del limite ontologico insito nella definizione stessa di umanità. La vita intesa come progetto è maggiormente percepita nella sua complessità e ambivalenza, e i figli sono sempre più programmati che subiti.

La possibilità di una scelta consapevole appare una condizione più profondamente umana perché legata alla libertà e non alla necessità e si configura coma una spinta verso un futuro più responsabile. La nascita di un figlio infatti è sempre investita dalla proiezione dell’ideale dell’Io maturo, forza propulsiva della vita stessa. Se i genitori hanno realizzato le mete a cui aspiravano, il figlio come essere unico e separato rappresenta la possibilità di continuare o superare quanto essi hanno conquistato, altrimenti diventa l’unica speranza per compensare un bisogno e non per soddisfare un desiderio.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Pasini W. – “La qualità dei sentimenti” – Mondadori, 1991.
  • Farri Monaco M., Peila Castellani P. – “Il figlio del desiderio” – Presentazione di Tilde Giani Gallino, Bollati Boringhieri, 1994.

 

 

 

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