Problemi familiari ed educativi: da quelli tradizionali a quelli moderni

compito della famiglia è...Compito naturale di una famiglia dovrebbe essere di creare e formare individui adulti e autonomi, capaci di staccarsi dalla famiglia stessa e andare per la propria strada. Questo è, quantomeno, il percorso naturale attuato nelle famiglie della società che precedevano la nostra. Oggi, però, si può affermare che questo non si verifica, da quanto emerge anche dalle indagini sociologiche.

      Un’indagine dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) rileva, infatti, che l’Italia possiede il primato della più alta percentuale di giovani che permangono a vivere nella famiglia d’origine anche in età avanzata, rispetto agli altri Paesi industrializzati.

      Il rapporto genitori-figli si chiude sempre più in tale circolo vizioso e, quanto più i genitori tendono a sostenere i propri figli allo scopo di facilitargli la vita, tanto più i figli permangono in famiglia, alimentando la complicità dei genitori che giustificano tali situazioni con spiegazioni di natura sociale (non c’è lavoro), economica (non riescono a pagarsi l’affitto), e così via. E, col passar del tempo, si crea una sorta di rapporto basato sul non poter fare a meno gli uni degli altri in una logica né con te, né senza di te.

     Base di questo status di cose è il passaggio ad una ideologia di famiglia moderna e antitradizionale che ha sostituito la vecchia logica familiare. Un’ideologia basata sulla convinzione secondo la quale “ciò che è stato fatto in passato non si deve più fare”. Da qui la messa in discussione anche del senso educativo tutto proprio dei rapporti tra genitori e figli e la loro sostituzione con modelli e culture nuove. Ciò che si è venuto a creare è un ribaltamento che ha visto  la messa in discussione della cultura e dei modelli educativi del passato, troppo autoritari e deprivanti affettivamente e relazionalmente, verso un modello educativo democratico, amichevole e improntato al permissivismo. In ultima analisi, i nuovi genitori, per farsi ascoltare e seguire dai propri figli, non utilizzano più il ruolo e l’autorità, ma chiedono spiegando.

      Si prova ad utilizzare il principio di uguaglianza e circolarità funzionante nei rapporti sociali e morali, ma non funzionante nel contesto familiare. Il rapporto tra genitori e figli, infatti, non è reciproco ma gerarchico. Modificare questo tipo di relazione è come mistificare la realtà stessa creando un paradosso, politicizzando un contesto che non è basato su regole politiche e ideologiche ma sistemiche e relazionali.

      Il principio democratico antiautoritario e permissivo, divenuto vangelo pedagogico, ha anche portato alla ricerca di un colpevole ogniqualvolta che qualcosa non va, piuttosto che capire e cercare soluzioni, persuadendo ad esser deboli, a non intervenire, a lasciare che i figli facciano ciò che vogliono senza imporre ma spiegando e convincendo. In tali modo i genitori son resi colpevoli nelle pagine dei giornali, nei media, nei libri di psicologia e pedagogia. Per contro, i figli non son mai colpevoli di niente, nemmeno quando si ribellano o compiono atti deliquenziali, comportamenti questi le cui cause son ricercate nei genitori o  nella società o nella disumanizzazione. In tal modo i genitori assumono atteggiamenti e posizioni deboli e prive di autorevolezza.

      Il rapporto tra genitori e figli è stato trasformato facendolo passare da verticale e strutturato con al vertice i genitori e alla base i figli, a un rapporto antiautoritario mascherato in democratico, che sfocia nel permissivismo più assoluto ove i genitori si astengono da un qualunque tipo di intervento o, se tale intervento c’è, è alquanto debole.

      Ora la struttura familiare pone tutti allo stesso livello con uno stile educativo che non educa ma che costruisce personalità arroganti, insicure, prepotenti e incapaci di assumersi le proprie responsabilità. Il rapporto genitori-figli non può esser basato sulla reciprocità, l’amicizia, sull’avere dai figli l0adeguamento a compiti e doveri senza però chiedere, ma sul dover dare per poi aspettarsi di avere. Il genitore non è e non può essere l’amico o il compagno: può solo essere colui che guida.

      Dipendendo dall’adulto, ai figli servono regole chiare e  un contesto in cui  la realtà non è mistificata. I genitori devono essere persone ferme che sanno ciò che fanno e stabiliscono cosa si può fare e cosa no. Lasciare le decisioni ai figli non aiuta i figli. Spiegare ad esempio ad un figlio che studiare è per lui utile al fine di avere un livello culturale e professionale adeguato, il più delle volte non è utile perchè a quell’età ciò che si vuole è, essenzialmente, evitare la fatica e l’impegno.

      Altra soluzione che i genitori tentano d’usare è cercare con tutte le loro forze di diminuire, azzerare, le difficoltà dei figli, iperproteggendoli convinti che ciò li prepari meglio alla vita. Fenomeno di estrema negatività che porta il termine  dell’adolescenza non all’età canonica, ma allungandola fino ai 30-35 e anche 40 anni. Solo così i figli stanno sotto il tetto dei genitori giustificando ciò con la precarietà e le difficoltà esterne che sono avvalorate dai genitori che continuano a proteggerli e sostenerli.

      In questo modo i figli approfittano di tale situazione usando la casa come un albergo ove sfamarsi, dormire, entrare e uscire senza dovere alcuno; i genitori, dal canto loro, continuano a sistemar loro la camera, preparano i pasti, lavano la biancheria senza imporre nessuna regola.

      Il tutto è dato gratuitamente ed è preso come se fosse sempre poco. E, quanto più i figli si abituano a ricevere senza contropartita, tanto più diventano esigenti e scontenti, protestando per ciò che hanno e che, secondo loro, spetta loro di diritto.

      Ma diventare adulti impone un cammino, la rinuncia al proprio delirio di onnipotenza, al proprio egocentrismo,  a occupare il centro del mondo obbligando gli altri a ruotare intorno, impone la rinuncia al principio del piacere associando ad esso quello del dovere. Diventare adulti è ridimensionale le pretese infantili, poiché per soddisfare i propri desideri, bisogna lavorare, metterci impegno, fatica.

      Laborit (1982) sostiene:

la felicità è la successione della capacità di desiderare, di agire per raggiungere lo stato desiderato e, infine, dopo aver goduto dell’averlo raggiunto, il desiderio di ricominciare”.

In tal senso la funzione genitoriale  fondamentale, in quanto fa sì che i figli sperimentino fin da piccoli la realtà vera, non lasciandoli nel limbo della protezione eccessiva sostituendosi a loro e impedendo loro di scontrarsi concretamente e costruttivamente con le difficoltà della vita.

      Compito dei genitori, allora, è di lasciare che i figli vadano incontro alle cose, ricevendo quei piccoli colpi che rendono forti. Tante piccole difficoltà servono a formare e rafforzare il carattere. Per i genitori è più semplice dire di si, cosa più facile e gratificante, che rende simpatici e fa ottenere approvazione ed entusiasmo.

      Da qui l’eliminazione del conflitto tra genitori e figli: quanto più sapranno dire di no, tanto più i figli dovranno ribellarsi e dovranno criticare i genitori stessi. Questo sarà il segno della forza e della salute del rapporto. Il figlio che si ribella alle direttive del genitore è un figlio che si comporta secondo l’ordine mentale delle cose; una persona che lotta per cercare di ottenere i benefici senza fatica, impegno, doveri e fatica con genitori deboli che cedono e danno senza richiedere alcun impegno, permettono al proprio figlio di imparare l’arte di ottenere solo chiedendo e facendo la voce grossa.

      Esser genitori fermi, che impongono, che dicono di no, chiedono e danno solo se c’è impegno e volontà è una forma di rispetto per i propri figli, nonché d’amore. Un amore giusto, responsabile. Ciò che ultimamente vedo verificarsi è che i genitori nell’idea di dover amare e dare continuamente, cadono continuamente nel giustificare tutto con la parola amore. Laborit (1982) afferma: “Con questa parola si spiega tutto, si perdona tutto, si accetta tutto… è la parola d’ordine che apre i cuori , i sessi, le sacrestie e le comunità umane”.

      L’amore responsabile dei genitori deve essere un amore molto controllato, che tenga sempre conto dei ruoli e che funzioni da orientamento e guida. Se questo è necessario con i figli che non hanno problemi, ancor più lo è con quelli che, invero, ne presentano. Uno fra gli errori maggiori quando, ad esempio, un figlio inizia a presentare segnali di disagio è di adottare un amore più comprensivo, aumentando le prove e le manifestazioni di affetto verso di lui. Tale atteggiamento è dettato dalla convinzione che l’unico modo per riportare il figlio sulla giusta via sia comprenderlo, dargli affetto più di prima e dimostrazioni chiare e dirette di tenerezza e comprensione.

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