Il mio lavoro con la famiglia 2

E tutto questo da cosa dipende? O, meglio, da cosa dipendono tutti questi cambiamenti di colore e della sua intensità?

v Dall’aspetto affettivo, dalle emozioni che di volta in volta, emergono nell’uno o nell’altro membro della famiglia; emozioni che son comunque anche legate alle diverse età dei membri stessi, ma anche dal ciclo di vita che la famiglia sta attraversando e si trova in quel dato momento.

v Il ciclo di vita familiare è essenzialmente legato anche, ma non solo, alle età dei suoi componenti e, soprattutto, dei figli stessi e, nel contempo e cosa affatto trascurabile, da quelle della realtà sociale in cui la famiglia è inserita e vive e delle famiglie d’origine.

v Devo dire che il ciclo di vita familiare così come quello individuale, fondamentalmente, resta invariato nel tempo. E, a ben vedere, è caratterizzato sempre dalle stesse fasi.

In quello familiare:

  • La fase che precede il matrimonio;
  • Il matrimonio e quindi la formazione della nuova coppia coniugale;
  • La nascita di un figlio con tutte le fasi inerenti quest’ultimo in giovane età;
  • Quello della fase adolescenziale dei figli in cui avviene un primo svincolo di questi dalla famiglia;
  • La fase in cui i figli si allontanano fisicamente dalla famiglia d’origine o per lavoro e scelta personale o per costituire una nuova famiglia, lasciando così il “nido vuoto”;
  • La famiglia nella fase terminale col pensionamento, la vecchiaia e così via.

Ovviamente, ogni fase prevede un cambiamento, un assestamento, un adeguamento dei suoi componenti ed è anche vero che se i componenti stessi e tutto il sistema non sono pronti a questo, iniziano le difficoltà, i problemi, le crisi che, spesso, sfociano in eventi dolorosi e drammatici.

      E ciò su cui voglio focalizzarmi è proprio la fase inerente la relazione coi figli e, rispetto a questa, quella che, nella fattispecie, riguarda proprio l’aspetto relazionale ed educativo.

      Come ho già detto, fondamentalmente, le fasi del ciclo di vita son sempre le stesse in ogni famiglia. È anche vero, però, che qualcosa sembra esser cambiata.

      In effetti si nota una certa differenza tra le famiglie di oggi e quelle di un tempo nemmeno tanto lontano, poi.

      Guardando anche solo alle nostre famiglie e, comunque, alle famiglie di 40-50 anni fa e dunque ai nostri genitori, si percepisce una differenza nella relazione tra loro e noi e tra noi e i nostri figli.

      Viene da chiedersi in cosa consiste tale cambiamento e perché, tale cambiamento.

      È chiaro ed evidente, dunque, il cambiamento e l’evoluzione che la società ha avuto già del dopoguerra, col passaggio dalla famiglia patriarcale [una famiglia numerosa, comandata dal padre “patriarca”, cioè il capo e in cui i figli maschi prendevano moglie e restavano in famiglia facendone aumentare i componenti: genitori, figli, zii, zie, nipoti, nonno, nonna… Essere in  tanti aumentava  la  forza-lavoro perché per lavorare nei campi servivano molte braccia. La scuola passava in secondo piano: era più importante lavorare per poter mangiare che imparare a leggere e a scrivere] alla famiglia nucleare [comunità riproduttiva composta da madrepadre e figli che spessissimo vivono lontano dai genitori . La famiglia nucleare nelle società occidentali è la forma più diffusa di famiglia. Oltre a questa esistono diverse altre forme di famiglia o di matrimonio, ovviamente].

      Nelle famiglie odierne il numero dei componenti è notevolmente diminuito con un aumento di quelle che optano per il figlio unico. Da qui il rovesciamento degli alberi genealogici nel senso che ora, sull’unico genito, si riversano le attenzioni di genitori, nonni, zie e zii, sempre più spesso single.

      C’è anche da considerare il cambiamento della condizione femminile e il miglioramento [se così vogliamo chiamarlo, ma che, per certi aspetti, così è] della situazione lavorativa della donna.

      Questo fa sì che la donna sia oggi, spesso, più autonoma dal punto di vista economico, cosa che si riverbera inevitabilmente sulla sua autostima e su una maggiore forza e autonomia di pensiero, decisione e azione.

      Proprio per tale ragione, soprattutto la vita familiare è sicuramente impostata in maniera differente rispetto al passato, laddove la donna che lavora anche fuori casa, ha maggiori responsabilità e oneri che vanno a sommarsi a quelli acquisiti col matrimonio e la maternità.

      Non ultima è la possibilità della donna, grazie proprio alla sua indipendenza economica, di svincolarsi, staccarsi e poter fare a meno, se lo vuole, del vincolo matrimoniale, laddove questo diviene senza senso e perciò indesiderato per i più svariati motivi.

      La donna quindi non è più costretta a perpetrare il suo matrimonio, la sua convivenza e dipendenza economica ed emotiva con un uomo (il marito) dal quale ora è libera di separarsi.

      Nel nostro millennio, a bene vedere, le esigenze della vita familiare sono cambiate e i desideri, i bisogni, sia dei genitori, sia dei figli, cambiano ogni giorno che passa,  e sono questi ultimi a diventare sempre più i principali protagonisti e vittime, allo stesso tempo.

      L’infanzia, definita come quel riferimento prezioso di sogni, di fantasie, di fisicità, di giochi, di sentimenti, di scoperte, di paure, si manifesta nei confronti dello stile di vita della società moderna, caratterizzata dal consumismo, come un disagio psicofisico.

      In altre parole, i bambini stanno perdendo la loro diversità: non è più lasciato loro il tempo per stupirsi e scoprire il mondo. Infatti, appena aprono gli occhi devono consumare, essere adulti e competere con gli altri.

      La nostra è una società che consuma l’infanzia (laddove per infanzia intendo la fanciullezza, ossia ogni età che precede la vita adulta), la sua freschezza, i suoi sogni, la sua fantasia e i suoi gesti.

      Pertanto, è importante poter usufruire di una «valutazione qualitativa» nelprocesso educativo, che pone l’accento sull’integrazione di diversi fattori che agiscono su ciascuno di noi e, più in particolare, sui bambini: la valenza affettiva, la conoscenza psicologica, la modalità relazionale e comunicativa e, infine, la valutazione soggettiva dell’espressione del sé.

Comunque sia, i genitori, impegnati nel processo di formazione dei propri figli per mandato biologico, psicologico e sociale, risulterebbero così i veri agenti “significativi” di tale possibile integrazione. Diventa, a questo punto, relativamente spontaneo pensare che educare i propri figli è un fatto naturale per un genitore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...