Disciplina ed Educazione

disciplina

Disciplina deriva dal latino disciplulus: discepolo. Da qui il suo significato che non si riferisce, di certo, all’esercizio inflessibile dell’autorità, ma è legato all’insegnare al bambino norme, comportamenti e regole utili a se stesso, alla sua sicurezza e  a quella altrui.

Le regole, dunque, sono importanti perché gli permettono di conoscere e capire i limiti oltre i quali non può andare.

La disciplina intesa, dunque, come insegnamento ed educazione, va impartita fin da subito e, in particolare, diviene indispensabile assumendo una forma “speciale” a partire dai 3 anni d’età.

Le caratteristiche del bambino a partire dai 3 anni o poco prima, sono legate alla fase dello sviluppo propria della separazione ed individuazione. Per tale ragione il suo comportamento è sotteso alla sperimentazione di sé e dei suoi limiti che agisce attraverso comportamenti coi quali sottopone l’ambiente (e l’adulto) a prova. Il suo bisogno di scoprire se e come il mondo resiste ai suoi attacchi spesso distruttivi e la reazione dell’adulto di fronte a tali manifestazioni sono importanti per capire fin dove arriva la responsabilità del bambino e quella dell’adulto.

È importante permettere al bambino di avere un comportamento distruttivo per scoprire qual è il risultato delle sue azioni. Questo non significa, però, permettere di fare tutto ciò che gli passa per la testa, ma intervenire per offrirgli la possibilità di apprendere a dominare i suoi impulsi, ad accettare la realtà e il mondo di cui fa parte.

Nostro compito è, allora, essere permissivi in modo amorevole e, nel contempo, fermo e deciso. E, proprio il modo in cui si stabiliscono i limiti fa sì che il bambino agisca senza, tuttavia, arrecare danno a sé e agli altri.

Aiuto… come si fa?

Fermo restando che disciplinare non è sinonimo di punire ecco i modi per aiutare il bambino:

  • Esempio: se disciplina deriva da discepolo, l’esempio è fondamentale. Il bambino ha il desiderio di somigliare all’adulto di riferimento e, pertanto, tutto ciò che ci vede fare entra a far parte del suo comportamento. Perciò, la nostra responsabilità maggiore consiste proprio nell’esempio che gli diamo volontariamente ed involontariamente.
  • Chiarezza e ragionevolezza: dire al bambino in modo chiaro ciò che ci aspettiamo da loro e dare informazioni semplici e comprensibili, sarà d’aiuto per ridurre la sua difficoltà a soddisfare le nostre aspettative.
  • Riconoscere il suo bisogno di autoaffermarsi: nel suo percorso verso l’indipendenza, ha bisogno di affermarsi come persona con i suoi diritti, la sua autonomia e dicendo “no” a ciò che gli si chiede di fare. Capire il bisogno del bambino di non fare, ogni tanto, ciò che gli viene chiesto, è un modo per aiutarlo ad essere indipendente accettando anche di accettare limitazioni e restrizioni.

Ricordiamo che il fine ultimo dell’educazione e dalla disciplina è aiutare il bambino, passo dopo passo, ad andare verso l’autonomia, la responsabilità, l’autocontrollo, la stima di sé e il rispetto dei suoi e degli altrui diritti.

Le regole che è importante seguire sono le seguenti:

  1. Agiamo, sempre, con fermezza e sicurezza. Il nostro intervento disciplinare unito alla comprensione, è finalizzato a bloccare il comportamento disfunzionale, non già il suo stato d’animo. Dire che capiamo ciò che sta provando e che, comunque, la sua azione non può essere accettata offrendo, nel contempo, un comportamento alternativo, farà la differenza del nostro intervento.
  2. L’intervento deve essere tempestivo: bloccare subito il comportamento maladattivo ha senso ed utilità. Aspettare ed intervenire con ritardo suscita frustrazione e rancore e non impartisce alcun insegnamento.
  3. Usiamo frasi semplici e chiare: è importante spiegare il comportamento accettabile che ci aspettiamo da lui. Lasciamo, se possibile e di quando in quando, la scelta di eventuali azioni alternative, aggiungendo in modo conciso il motivo per il quale la sua azione non è va bene.
  4. Le conseguenze del “cattivo” comportamento devono essere immediate, ma brevi e mai umilianti. Applichiamole e manteniamole in modo coerente in relazione con la sua azione.
  5. La conseguenza più efficace consiste nel proibire di giocare o stare in un determinato spazio fisico usando un certo oggetto. Non è, però, mettere il bambino in un angolo fermo e in una situazione di passività perché questo aumenterà la sua rabbia, il suo rancore e diminuirà la stima di sé.
  6. Rispettiamo il senso di colpa del bambino e ricordiamo di non aumentarlo. Accettiamo, invece, il suo desiderio di riparare alla sua malefatta per dimenticare, poi, l’accaduto.
  7. Infine, prevediamo e preveniamo il “cattivo” comportamento: è il modo per evitare e/o ridurre al minimo, il nostro intervento riparatore.

 

dott.ssa DGhisu

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