I terribili (o meravigliosi?) due anni

aiuto come si fa4 i terribili 2 anniIl periodo fra i due e i tre anni è, da tutti, caratterizzato da una fase definita “i terribili due” per la cocciutaggine e testardaggine che il bambino di questa età, manifesta. È pur vero che tali segnali inizino ad emergere già a dodici mesi e che, dunque, non sia per noi genitori qualcosa di nuovo od inaspettato. Dopo di due anni, tuttavia, la cocciutaggine, il non essere mai contenti e il desiderio di dire “NO”, anche se si vorrebbe fortemente dire “Sì”, assume una connotazione più forte e frequente.

Il bambino che attraversa tale fase contraddice costantemente i genitori e, anche, se stesso tanto da mostrare una reale difficoltà a prendere decisioni per poi, nel momento stesso in cui decide, cambiare idea repentinamente.

Si tratta di una fase oppositiva grazie alla quale il bambino cresce e scopre le risposte che i genitori danno al suo agire cominciando a separarsi da loro. L’opposizione è, sicuramente, più forte con la figura materna poiché è con la mamma che il bambino crea la prima relazione simbiotica. A due anni, il bambino ha le capacità neuronali per pensare e cogliere la relazione causa-effetto (“se faccio questo, allora accade quest’altro…”), usando tali capacità per risolvere problemi, chiedere ed ottenere ciò di cui ha bisogno e vuole. Proprio grazie a questa conquista il bambino non ha più bisogno della relazione simbiotica che, così, crolla.

I suoi comportamenti sono accompagnati da “NO”, “NON VOGLIO”, “NON POSSO”, “NON MI IMPORTA” e, i genitori seppur arrabbiandosi, hanno da permettere al bambino di separarsi da loro usando proprio la rabbia per pensare dal punto di vista del bambino stesso.

Da qui, la mia domanda: è proprio giusto definire tale fase di sviluppo come “i terribili due” o non è forse più corretto chiamarli “i magnifici due”? Perché in uno stadio così complesso, il bambino sta ponendo le basi per la sua indipendenza ed autonomia, attraverso la ribellione a ciò che fino ad allora ha sempre fatto cogliendo, nel contempo, i suoi limiti che apprende nel considerare i voleri e i bisogni altrui, spesso, differenti dai suoi.

Ma è davvero difficile andare d’accordo con un bambino di due-tre anni.

Come si può fare, allora?

La prima cosa da fare è armarsi di tanta pazienza! E usare le seguenti regole per sopravvivere allo stadio della prima Separazione:

  • Stabiliamo e diamo delle regole chiare, precise e semplici. Evitiamo di dare troppi divieti perché se bloccato continuamente, il bambino sarà frustrato e in obbligo ad aderire alle richieste senza capirne l’utilità e, dunque, senza riuscire a farle sue. Per esempio se vogliamo che il bambino non salga sulle sedie o sulle poltrone, invece di dire “Le poltrone e le sedie servono per sedersi”, diciamo “Non voglio che tu salga sulle poltrone perché puoi sporcarle, puoi salire sullo sgabello che è in legno”. Aspettiamoci comunque un “no!”, ma successivamente potremo dirgli che ci aspettiamo da lui che non salga sulla poltrona in modo amorevole e coerente col discorso fatto in precedenza.
  • Se diciamo “no”, rimaniamo fermi su questo per evitare di confondere e disorientarlo anche se il bambino si arrabbia, dicendogli: “Capisco quanto questo ti faccia arrabbiare o ti dispiaccia, ma non è possibile fare…”.  È un modo per accogliere e legittimare le sue emozioni permettendogli di esprimerle senza, necessariamente,       accogliere e legittimare un’azione che non va fatta.
  • Diamo spiegazioni, esempi ed informazioni sul come fare le cose dicendo “fai così” anziché “non fare” o dire “no”: i comandi devono essere assertivi, non impositivi.

 

Esempi:

Invece                                                                                           Dire

Non correre                                                                                        Cammina

Non farti male                                                                                   Guarda con attenzione

Non essere stupido                                                                            Rifletti

Non piangere                                                                                     So che stai soffrendo

                                                                                                              (abbracciandolo

                                                                                                             o baciandolo)

Non andare fuori da solo                                                                Aspetta mamma o papà

Non romperlo                                                                                    Usalo con cura

Non temere                                                                                        Cosa ti preoccupa od impaurisce?

  • Parlare di ciò che prova, delle sue emozioni è importante per dare un nome a quello che sente e per trovare un modo di canalizzarlo o sfogarlo e, se necessario, chiedere scusa e rimediare.
  • Quando diamo una consegna, facciamolo offrendo sempre almeno due alternative: puoi fare questo o quest’altro; scegli tu. È un modo per evitare il suo NO secco e avere una risposta che preveda la sua libertà di decisione.
  • Interveniamo il meno possibile; evitiamo di stimolare troppo e lasciare che faccia da solo: vestirsi, lavarsi…
  • Incoraggiamo il suo pensiero logico parlando con lui e cogliendo il legame causa-effetto delle sue azioni. Invece di dire: “Perché le tue scarpe sono così sporche?”, diciamo “Se continui a girare per casa con le scarpe inzaccherate, sporcherai dappertutto e dovrai pulire”. E, invece di dirgli “fai il bravo”, dire come vogliamo che si comporti e perché.
  • Inviamo il permesso per pensare e sentire legittimando le sue sperimentazioni e l’esame che fa delle cose mentre scopre le sue capacità e i suoi limiti anche se lo fa in modo diverso da noi. “Puoi pensare con la tua testa e decidere diversamente da me facendo le tue scelte”, permettendo l’espressione di ciò che sente e pensa ed insegnando a dare un nome alle emozioni negative per trovare soluzioni ai problemi.

In questo modo gli diamo il permesso di separarsi da noi e che, comunque, noi saremo sempre disponibili a proteggerlo ed incoraggiarlo.

d.ssa DGhisu

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