Linus e la sua copertina. Ovvero: l’oggetto transizionale

per oggetto transizionale

Dai 4-5 mesi i bambini possono scegliere un oggetto che sia di conforto quando la figura primaria di attaccamento – la madre – non è vicina. Un oggetto che sia rassicurante,  protettivo e che dia la certezza di essere protetto da ansia, frustrazione, confusione e smarrimento. La sensazione ricercata e trovata in tale oggetto, è di affetto, fiducia e conforto: permarrà nella vita del bambino fino a quando avrà in sé la capacità di procurarsi da solo quel senso di sicurezza che solo la presenza della mamma o dell’oggetto stesso, hanno avuto il potere di dargli fino ad allora.

È un oggetto che il bambino sceglie da solo e che può avere diverse forme: un orsacchiotto, un pezzo di stoffa, una bambola, un succhiotto e così via.

È quello che Winnicott chiama oggetto transizionale quale degno sostituto della figura materna che permette al bambino di accettare di essere una persona a sé stante e non un prolungamento della madre (6-8 mesi). La scelta dell’oggetto ricade su qualcosa che, essendo entrata in contatto con il corpo materno, si  sia  impregnato del suo stesso profumo-odore. In questo modo il bambino riesce a superare la lontananza dalla madre con la differenza che, da questo oggetto, può non separarsi e decidere di lasciarlo per riprenderlo, a suo piacimento.

La separazione, così, è più tollerabile perché evocativa della mamma quando assente. Questo è il motivo per il quale non se ne può separare: crea uno spazio transizionale – appunto – che separa simbolicamente il bambino dalla madre. In quest’area tanto simbolica, quanto reale, il bambino usa l’oggetto per lenire l’angoscia arrecatagli dalla separazione e, nel contempo, per sperimentare se stesso in una nuova relazione con qualcuno che non è lui, né il suo prolungamento (la madre).

Da qui è facile comprendere quanto fondamentale sia l’orsacchiotto, il pezzo di stoffa, la pallina o la bambola che fungono da oggetto transizionale: guai a perderlo o dimenticarlo o, comunque, a non ritrovarlo perché un momento rilevante come l’addormentamento, diverrebbe irto di difficoltà.

Per tale ragione dobbiamo dare a questo oggetto la stessa importanza data al bambino perché come il bambino stesso è insostituibile e unico. Così è per il piccolo e così deve essere anche per noi.

E sarà così per tanto tempo per diversi motivi:

  • È un modo per creare uno spazio che fa da cuscinetto tra il mondo interiore del bambino e il mondo esterno, attenuando le emozioni negative che scaturiscono dal rapporto con l’ambiente circostante; favorendo una graduale trasformazione del rapporto simbiotico e, dunque, la individuazione di sé come persona diversa e separata dalla mamma.
  • È anche un modo per iniziare a sopportare le prime frustrazioni legate proprio alla impossibilità di esercitare il proprio potere sulla mamma e investendo tale potere solo sul suo prezioso oggetto. Si chiama transizionale perché favorisce la transizione, il passaggio dalla totale dipendenza simbiotica con la figura materna alla dipendenza.

Ricordiamo che:

  1. Il bambino – e solo lui – ha tutti i diritti. L’oggetto è trattato con affetto e amato.
  2. Lui e solo lui, lo può mutilare, seviziare, massacrare e noi dobbiamo lasciargli questa libertà.
  3. Mai cambiare, arbitrariamente, l’oggetto: solo al bambino è concesso.
  4. L’oggetto sopravvive all’amore e all’odio del bambino.
  5. L’oggetto che in base al nostro punto di vista proviene dall’esterno è qualcosa che va al di là di questo e non proviene nemmeno dal mondo interno del bambino. Infatti non è come l’amico immaginario: è molto di più anche se, talvolta, può assolvere alcune stesse funzioni.

È un oggetto che tenderà, gradualmente, ad essere messo da parte: non sarà dimenticato, ma assumerà altre sembianze sempre meno visibili. Rimarrà, però, sempre nel mondo (interiore) del bambino.

E nel frattempo, “Aiuto…come si fa” a gestire questo periodo?

  1. Viviamo con il bambino, da subito, una relazione che contenga e rielabori le sue emozioni.
  2. Stabiliamo delle routine cariche di affetto e rassicuranti con lui.
  3. Ricordiamo che è il bambino a scegliere l’oggetto prezioso e, dunque, mai imporlo sottovalutando o criticando la sua scelta.
  4. Invece di evitare la separazione dall’oggetto che deve partire sempre e solo da lui, garantiamogli momenti in cui possa metterlo in sospeso e offriamogli vissuti carichi di emozioni positive che non gli facciano sentire la mancanza.
  5. Garantiamogli la possibilità di avere l’oggetto quando ne sente il bisogno. Lasciamolo, dunque, a sua disposizione per mantenere viva la possibilità di sentirsi protetto e sicuro specie nei momenti in cui mamma è lontana.
  6. Accettiamo la sua caparbietà a non separarsene nemmeno per lavarlo, anche se molto sporco e puzzolente.
  7. Se dovesse deteriorarsi, non eliminiamolo o sostituiamolo con un altro che – per noi – è migliore, perché per lui non è così.
  8. Evitiamo, infine, di usare il nostro potere per minacciare la sua sparizione o distruzione. Ricordiamo che questo oggetto è il degno sostituto della mamma e farlo sparire definitivamente e di nascosto, è (nel suo immaginario) come far sparire la mamma stessa.

N.B. Per ogni nostro allontanamento quel giochino sarà come mamma e papà e lo aiuterà a tranquillizzarsi, fino al nostro rientro.

d.ssa DGhisu

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