Affrontare e gestire la rabbia dei bambini

per sfondo FB1A partire dai due anni di età, il bambino inizia a cambiare nel suo modo di essere e relazionarsi agli altri e, in particolare, a mamma e papà.

Se fino a poco prima è stato un bambino “tranquillo”, diviene un bambino che, di punto in bianco, si arrabbia, urla e pesta i piedi. La normale ed inevitabile reazione è quella di stupirsi, sentirsi spiazzati, imbarazzati, angosciati e preoccupati per tale cambiamento, tanto da chiedersi quale sia il motivo di tanta irritazione nonostante sia amato, coccolato e seguito.

Tuttavia, se ha senso stupirsi e sentirsi spiazzati non ne ha preoccuparsi poiché è un comportamento normale legato proprio all’età e all’evoluzione del bambino. Per tale ragione, è importante evitare di lasciarsi sopraffare da queste inspiegabili reazioni del piccolo: Infatti, il bambino vive una fase di opposizione legata alla differenziazione ed, in particolare, all’individuazione durante la quale inizia a definirsi rispetto ai genitori nonché a far sentire le proprie ragioni e i propri bisogni come importanti tanto (talvolta, di più) quelli altrui.

Tali situazioni emergono per le più svariate ragioni e, le cause più diverse, divengono motivo di rabbia. Nel momento in cui il bambino va in escandescenze, mamma e/o papà si attivano per riportarlo alla calma e fanno di tutto per tranquillizzarlo, ma invano. Anzi, pare che più loro si attivano e più il bambino urla e strepita. È anche vero, però, che quando mamma e papà non riescono nel loro intento, innescano la reazione opposta: le sue intemperanze attivano le nostre e si risveglia in noi insofferenza, nervosismo e senso di frustrazione.

Sicuramente, ciò che è importante fare è non lasciare MAI solo il bambino in balia delle sue emozioni e fornirgli gli strumenti e le strategie migliori che gli consentano di lasciarla andare liberamente (invece che soffocarla e reprimerla) e nel modo più adeguato.

Prima di considerare cosa fare per gestire (e insegnare al bambino a farlo) la sua ira, è importante capire quali possono essere i motivi che sottendono tali manifestazioni.

  • È un modo per affermare se stesso (“Io ci sono e sono importante!”) e mettere confini tra sé e gli altri;
  • È un modo per chiedere aiuto ed attenzione. Non dimentichiamo che la rabbia è anche un meccanismo usato per proteggersi da qualcosa o qualcuno;
  • È un modo attraverso il quale testa i suoi confini e quelli dei suoi genitori: capire fin dove può spingersi e quanto mamma e papà sono in grado di contenerlo e limitarlo;
  • È, anche, un modo per richiedere amore e conferme dalle persone più importanti e significative della sua vita: mamma e papà. Se questi ultimi ignorano o sminuiscono tale messaggio d’aiuto si innescherà una escalation che evolverà in esplosioni di rabbia più forti perché si sente indegno del loro amore.

Come si fa?

La prima cosa da fare e accogliere questa emozione senza impaurirsi e mostrarsi in difficoltà: da questa nostra reazione il bambino imparerà che la rabbia non è un’emozione di cui avere paura, che può essere accettata e accolta anche da lui.

Mettersi, allora, in ascolto di ciò che sta capitando per capire cosa sottende tali esplosioni d’ira e trovare adeguate strategie per incanalarla e sfogarla.

  1. Non appena si innesca la miccia, evitiamo di parlargli nel tentativo di calmarlo o, ancor peggio, alzare la voce per far sì che smetta di urlare e sbraitare. È opportuno aspettare che passi la “fase acuta” favorendo il passaggio del bambino stesso attraverso tale emozione e intervenendo in modo fattivo, solo dopo;
  2. Manteniamoci calmi: in questo modo il bambino può calmarsi con più facilità;
  3. Evitiamo di chiedergli il motivo della sua rabbia: non è in grado di dircelo. Dirgli, invero, questa frase: “So che sei arrabbiato e ti chiedo cosa posso fare per aiutarti”;
  4. Quando urla e strepita diciamogli: “Non riesco a capire ciò che dici quando urli così e, allora, mi viene difficile aiutarti. Proviamo a parlare più lentamente?”. Ovviamente è importante usare un tono di voce pacato e usare un’espressione del viso che concordi con le nostre parole;
  5. Aspettiamo a parlare di ciò che è accaduto e del motivo per cui è accaduto, solo dopo che la rabbia è passata;
  6. Nonostante sia umano e naturale arrabbiarsi tanto quanto lui, evitiamo di alzare la voce e di prevaricare la sua con toni stizziti, avvilenti e aggressivi che sminuiscono ciò che sta provando e lo umiliano;
  7. L’emozione va sempre sfogata e uno dei modi per farlo è (ad esempio) armarsi di un cuscino e colpirlo tutte le volte che è necessario, fino a che il piccolo non si è calmato;
  8. Evitiamo di deriderlo e punirlo per le sue reazioni: ricordiamo che se è arrabbiato è perché ha un disagio interiore e, dunque, sta soffrendo per qualcosa;
  9. Se la sua rabbia è talmente forte che si dimena e rischia di farsi male è importante bloccarlo fisicamente con un abbraccio molto forte, fino a che non si sia calmato;
  10. Usiamo un tono di voce fermo autorevole, non autoritario e impositivo: è un modo per confrontarsi con ciò che sente e con i limiti oltre i quali non si può andare. Questo gli dà sicurezza e fiducia nel contenimento genitoriale.

 

D.ssa DGhisu

Annunci

2 pensieri su “Affrontare e gestire la rabbia dei bambini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...