Responsabilità

responsabiltà«Mio figlio è un irresponsabile! Dimentica sempre qualche libro o quaderno a casa. Non scrive tutti i compiti nel diario. Devo stargli sempre dietro per fare i compiti… Insomma, non so più che fare!».

Quanti genitori, quante mamme raccontano la stessa storia. Quanti mi dicono che vorrebbero dei figli più responsabili. Ma cosa significa essere responsabili?

Responsabilità è attenzione per la propria vita senza il bisogno di sollecitazioni da parte degli altri.

Il senso di responsabilità si costruisce gradualmente attraverso l’esperienza e la ripetizione di compiti (anche) poco piacevoli.

Affinché il proprio figlio (bambino, prima; adolescente e giovane adulto,  poi) acquisisca il senso di responsabilità è importante crearne la base ancor prima che le stesse parole diventino per lui significative.

Quali i passi da fare?

  1. Occupiamoci del bambino con coerenza e dolcezza: egli scopre che ci si può fidare della mamma per stare bene e come fare per occuparsi delle persone imitando le azioni e identificandosi con chi li ama.
  2. Quando ci allontaniamo dicendo «Sarò di ritorno prima di cena» e rientrando quando abbiamo promesso, il bambino inizia a formarsi il concetto di fiducia anche se non sa ancora esprimerlo con le parole. Se mamma e papà si comportano in modo responsabile danno al bambino il permesso, la possibilità e il potere di agire attraverso la fiducia riposta in loro (2-3 anni).
  3. Consideriamo che ad ogni fase di sviluppo corrisponde un tipo preciso di responsabilità: all’inizio riguarda il vestirsi e provvedere da solo ai suoi bisogni fisiologici. Questo gli consente di pensare: “Posso farcela da solo” e creare un senso di responsabilità.
  4. Se il bambino ha fatto qualcosa di male, indipendentemente dalle conseguenze del suo atto, è bene che ammetta il suo errore e si scusi il prima possibile, mostrando comprensione per il suo errore ed evitando l’umiliazione e la colpa.
  5. Incoraggiate la fiducia in se stesso con frasi pazienti e senza sostituirsi a lui (3-4 anni), dicendo «Puoi trovare una soluzione» o «Cosa pensi si possa fare?» assistendolo e rassicurandolo con la vostra presenza, in particolare, nel suo sforzo per superare la difficoltà incontrata.
  6. Coinvolgetelo nei lavori domestici: apparecchiare la tavola, mettere via la spesa, ordinare e piegare la biancheria, sistemare la camera, facendolo – inizialmente – insieme dicendogli: “Passami il piatto, l’asciugamano, la macchinina…” e via dicendo, ma evitate di fare voi da soli, per sbrigare il tutto più velocemente. Il bambino si sentirà importante e potente. Ricordate che i bambini imparano da ciò che fate voi, quindi se mamma e papà sono (ad esempio) ordinati e tengono alla pulizia sarà più facile ce apprendano e prendano i vostri stessi modi di vivere.
  7. Associamo queste situazioni a qualcosa di piacevole a cui ripensare con gioia invece che con insofferenza. Se il bambino è piccolo, possiamo decidere di associare una storia, una canzone o uno slogan per entrare nel vivo dell’attività con complicità ed intimità.
  8. Quando il bambino in età scolare inizierà a sentirsi responsabile e coinvolto nelle promesse fatte e negli impegni presi con gli amici, appoggiate ed incoraggiate il suo desiderio di coerenza e di responsabilità.
  9. Come ultimo punto, ma non meno importante, creiamo le situazioni di apprendimento a misura di bambino e facciamo in modo che le nostre richieste siano adeguate alla sua età, capacità e possibilità senza pretendere ciò che non è in grado di fare e rispettando i suoi tempi e i suoi bisogni.

 

D.ssa DGhisu

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