Testardaggine

testardaggine

«Ma quanto sei testardo/a!».

Questa frase compare già quando il bambino inizia ad esplorare l’ambiente nel secondo stadio della sua vita. A 6-18/24 mesi, infatti, egli sviluppa il bisogno di conoscere il mondo, se stesso e gli altri e la sua curiosità lo porta a muoversi e ad andare anche verso situazioni per lui pericolose. Ma lo fa inconsapevolmente e solo per il suo innato desiderio di conoscere oggetti e spazi che gli si presentano davanti. Per tale motivo, non è propriamente corretto parlare – qui – di testardaggine, quanto della necessità crescere per la quale è basilare e vitale che i genitori gli garantiscano tale opportunità in modo protetto.

Di fatto, la fase nella quale diviene più appropriato parlare di modo di fare ostinato è quella che ha inizio intorno ai 2 anni, quando il bambino inizia a differenziarsi dai genitori e a sancire fermamente la sua esistenza.

Tuttavia, la fase in cui è maggiormente corretto parlare di atteggiamento ostinato è quella che inizia con la sua tendenza all’opposizione che coincide con la prima separazione. In questo periodo, infatti, il bambino mette continuamente alla prova i genitori per testare le loro reazioni al suo agire ed i suoi limiti.

A ben vedere, dunque, i bambini tendono ad essere testardi sia durante l’infanzia, sia nell’adolescenza e, talvolta, dipende dal loro temperamento e, compito dei genitori, è la gestione di questo. Un’ostinazione che emerge in modo evidente e pregnante in seguito a situazioni stressanti e frustranti e, per la quale, è importante insegnare ai bambini ad esprimersi ed affrontare tali momenti in modo sano e funzionale per sé e gli altri.

Come si fa?

La prima cosa da fare con un bambino testardo, è mantenersi calmi, ascoltandolo, comprendendolo e dando esempi di agiti e reazioni accettabili. E, dunque:

  • Osservare con attenzione e discrezione il bambino ogni volta che reagisce in modo ostinato: è utile per comprendere quando scatta il suo meccanismo reattivo, il motivo e il modo di fare conseguente.
  • Rispondere a tale reazione in modo calmo per attenuare e fare affievolire la reazione stessa.
  • Capiamo il motivo per il quale si ostina sulle sue posizioni rifiutando di fare ciò che gli viene chiesto. Forse, si sente incapace di esprimere ciò che sente, che vuole e pensa rispetto ad una determinata situazione e lo fa reagendo in quel modo.
  • Allontaniamo il bambino dalla situazione che provoca la sua reazione concedendogli di lasciar perdere la richiesta, sì da consentirgli di calmarsi e dargli il tempo di tranquillizzarsi, allontanando lo stress e il disagio che prova in quel momento, per poi tornarci successivamente dopo aver parlato con lui.
  • Quando sarà più calmo e, così, più disponibile a parlarne, spieghiamogli che non è necessaria la sua reazione, che va bene sentire ciò che sente e che è giusto esprimere le sue emozioni e i suoi bisogni.
  • Mostriamoci calmi, pazienti, disponibili ed accoglienti: se si sente sicuro del nostro amore nonostante le sue reazioni faticherà meno ad esprimere ciò che prova, senza paura delle conseguenze per le sue difficoltà.
  • Usiamo incentivi funzionali per stimolare il suo essere collaborativo: nelle faccende domestiche, nel lavoro scolastico e via dicendo. Possiamo fare insieme, ad esempio, oppure coinvolgerlo dicendo: “Ho visto quanto sei bravo a…, mentre io non riesco come te. Mi fai vedere come riesci?”.
  • Se la sua ostinazione emerge prima di andare a dormire possiamo chiedergli cosa preferisce fare: leggere una storia insieme, farsi le coccole, chiacchierare o… prima di spegnere la luce e dormire.

Cosa non fare:

  • Evitiamo di urlare, arrabbiarci, minacciare punizioni o quant’altro: se il bambino vive in un’atmosfera familiare di tal fatta, sarà difficile essere diverso.
  • Evitiamo di discutere con lui quando è testardo o è arrabbiato: non è il momento opportuno.
  • Evitiamo di porci in contrapposizione con lui come se fossimo dei nemici: il bambino ha bisogno della nostra rassicurazione e del nostro amore.

 

N. B.: Ricordiamo che le regole vanno sempre agite e rispettare e non devono venir meno, mai. Tuttavia è importante allentare la presa nei momenti in cui il bambino esprime il suo disagio. Soprattutto, ricordiamoci che noi siamo il suo modello e che esprimerà a modo suo, tutto ciò che apprende quotidianamente da noi!

d.ssa DGhisu

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