Timidezza

aiuto come si fa timidezzaMolti adulti, in particolare i genitori, si preoccupano nel constatare la timidezza e l’introversione dei propri figli, come se il solo fatto di essere bambini, implicasse l’essere necessariamente estroversi, spavaldi e sicuri di sé.

Ciò che di cui non si tiene conto è che il bambino nasce, innanzitutto, con un temperamento che lo caratterizza e che può riferirsi all’estroversione o all’introversione; alla riflessività o all’impulsività. Ogni bambino, dalla nascita, ha già i suoi connotati caratteriali che lo rendono unico e differente dagli altri.

È vero che tali peculiarità temperamentali possono modificarsi nel corso dello sviluppo e delle esperienze di vita e di relazione che vive, così come possono cambiare radicalmente o cristallizzarsi.

Tuttavia, è sempre qualcosa che fa parte di lui come il colore degli occhi, dei capelli e via dicendo.

L’idea di base, alquanto diffusa tra gli adulti, è che il bambino timido o introverso abbia, proprio per questo, un copione perdente mentre, al contrario, il bimbo estroverso ed impulsivo ne abbia uno vincente perché più forte e più capace di affrontare la vita.

Ma non è esattamente così, in quanto, la timidezza, la riflessività, l’introversione non sono difetti da criticare o correggere a tutti i costi anche perché la timidezza nell’infanzia è caratterizzata proprio dall’inesperienza del bambino e dalla scarsa conoscenza del mondo che lo porta – talvolta – ad osservare per proteggersi e superare eventuali paure del non conosciuto.

Se, noi genitori,  viviamo la timidezza come un problema, anche il piccolo inizierà a percepirla come tale e a pensare di sé di essere sbagliato, da correggere.

Questa situazione è assolutamente da evitare perché il bambino si convincerà, davvero, di essere timido e, dunque, sbagliato (“Io sono timido! Mamma e papà me lo dicono sempre.”) comportandosi come tale e facendo avverare la profezia atta a convincerlo che, in effetti, mamma e papà hanno ragione!

Se, però, tale caratteristica è sì marcata da creare difficoltà relazionali, è importante capire cosa fare per rendere più morbido tale modo di fare e di essere.

Come si fa, in questi casi?

  • Innanzitutto facciamolo sentire accettato per come è, accogliendo e comprendendo le sue difficoltà, capendo da dove arrivano e perché, per incoraggiarlo e lasciarlo libero di vivere le situazioni verso le quali sente maggior disagio e difficoltà.
  • No ai paragoni con gli adulti o altre persone (amichetti, fratelli, cugini…).
  • No alle forzature nella convinzione che possa essere utile alla risoluzione veloce e definitiva del problema.
  • Ribadiamo il nostro amore per lui e inviamogli il messaggio che è OK così com’è.
  • Rimandiamogli la nostra comprensione per la sua difficoltà a relazionarsi e giocare con gli altri, specie se sconosciuti e diciamogli che, col tempo, la supererà senza inutili forzature.
  • Creiamo gradualmente e d’accordo con lui, situazioni in luoghi per lui sicuri (a casa, ad esempio) per iniziare a sbloccarlo con pochi amichetti scelti da lui.
  • Organizziamo tali incontri anche scegliendo dei giochi da proporre e fare, nei quali potersi ritrovare.
  • Se vuole giocare con dei bambini, ma non ha il coraggio di avvicinarsi, chiediamogli se vuole essere accompagnato, sempre senza forzature.
  • Mai prendetelo in giro o rimproverarlo.
  • Permettiamogli di usare un gioco preferito, un oggetto transazionale che lo rassicuri.
  • Aiutiamolo se si trova in difficoltà.

RICORDIAMOCI di stare sempre dalla sua parte, perché non c’è nulla di meglio dell’amore e della rassicurazione di mamma e papà!

d.ssa DGhisu

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