Migliorare lo stile di attaccamento con l’EMDR

attaccamento ed emdrF. Shapiro, facendo riferimento alla teoria di Bowlby rispetto al Modello Operativo Interno e alla Teoria dell’Attaccamento, sostiene che l’EMDR, può consentire di rielaborare efficacemente i ricordi angoscianti, memorizzati in modo non funzionale e di ricreare, a livello cerebrale, associazioni nuove e maggiormente adattive.

Lavorare con l’EMDR sulle memorie precoci riguardanti il legame di attaccamento, dovrebbe avere un impatto positivo sui Modelli Operativi Interni (MOI) del soggetto. Entrambi i modelli (di Bowlby e di Shapiro) considerano le prime esperienze di vita del bambino determinanti nell’influenzare e modulare le percezioni e le risposte successive.

Il modello di Shapiro (Shapiro, 2007) riguarda i traumi relazionali con la “t” minuscola e la “T” maiuscola che sono memorizzati in forma non elaborata nelle reti neurali insieme alle emozioni, alle sensazioni, alle cognizioni associati ai traumi stessi. In tal modo i sentimenti e le convinzioni non elaborati relativi alla sfiducia sono innescati nelle relazioni successive.

Tale modello di Shapiro, ipotizza che il sistema di elaborazione delle informazioni può essere compromesso, disattivandosi, quando si fa esperienza di eventi particolarmente dolorosi. Così, i ricordi no elaborati sono memorizzati (“incapsulati”) in una rete neurale caratterizzata da emozioni, sensazioni, immagini, convinzioni associate tra loro e alle altre reti in modo disfunzionale.

Gli eventi dolorosi di cui si fa esperienza possono riguardare vicende traumatiche con la “t” minuscola (come le esperienze di umiliazione o rifiuto) e vicende traumatiche con la “T” maiuscola (ove il soggetto si sente in pericolo di vita). Per tale modello ogni sollecitazione attuale – inconscia o conscia – può attivare il materiale allo stato originale elicitando una risposta disfunzionale alla situazione attuale.

Con l’EMDR si riattiva il naturale sistema di elaborazione delle informazioni mentre si lavora sulle prime esperienze di vita e le informazioni immagazzinate in modo non adattivo. La stimolazione bilaterale facilita nuove associazioni, collegando il materiale negativo ad altre esperienze immagazzinate in modo adattivo attraverso insight spontanei e cambiamenti emotivi.

Per Bowlby, le prime esperienze di vita del bambino con le figure di accudimento sono fondamentali nel determinare il MOI del bambino, le sue convinzioni su se stesso, gli altri  e il mondo; le esperienze precoci di attaccamento, pertanto, gettano le basi per tutte le relazioni successive, come la fiducia costruita durante l’infanzia determina le aspettative e, in seguito, i comportamenti interpersonali.

Bowlby considerava, altresì, primario l’attaccamento con la madre poiché attivato dall’innata paura di annichilimento del bambino e modulato dalla sua dipendenza alla vicinanza con la figura di attaccamento per la sopravvivenza. La stabilità del rapporto tra il bambino e il suo caregiver primario nei primi mesi e anni di vita è correlata alla percezione di sicurezza del bambino e al buon funzionamento relazionale successivo. La qualità e la tipologia di attaccamento influiscono in modo determinante sulla formazione del carattere, dell’autostima e della sicurezza di sé, sulla percezione del proprio valore e delle proprie risorse, sull’indipendenza e sulle modalità di comunicazione e di relazione del bambino.

Successivamente, Mary Ainsiworth, ha identificato nella sensibilità della madre e nella sua reattività alle sollecitazioni del bambino, i fattori determinati la tipologia dei attaccamento (sicuro o ansioso/insicuro). Alcuni studi, poi, hanno identificato in una percentuale di bambini, una particolare tipologia di attaccamento classificato come disorganizzato (Main & Solomon, 1986).

I bambini disorganizzati paiono provare sentimenti di paura e ansia nei confronti delle loro madri e ne ricercano, nel contempo, la vicinanza. Le madri, in tal caso, possono aver vissuto qualche tipologia di abuso infantile o una perdita non risolti; la loro disregolazione emozionale porterebbe a comportamenti più o meno manifesti percepiti come spaventosi dai loro figli.

Anche il maltrattamento è associato all’attaccamento insicuro e disorganizzato.  Attraverso il test Adult Attachment Inteview si può evincere lo stile di attaccamento del soggetto: sicuro (madri di bambini sicuri); ansioso (madri di bambini resistenti/ambivalenti); evitante (madri di bambini evitanti); disorganizzato/irrisolto per l’abuso nell’infanzia o una perdita importante (madri di bambini disorganizzati).

Il modello della Crittenden sottolinea il ruolo delle figure di attaccamento nella protezione dei bambini e nell’aiutarli a imparare ad auto-proteggersi. Secondo l’autrice il mal funzionamento si crea nel momento in cui i bambini sono esposti a pericoli per i quali non hanno la maturazione sufficiente ad affrontarli e per i quali non sono provvisti di un’adeguata protezione.

Gli studi e le ricerche, in ogni modo, indicano che i bambini e gli adulti con attaccamento insicuro hanno un rischio maggiore di avere diagnosi di disturbi emotivi e comportamentali rispetto a coloro che hanno attaccamento sicuro. Inoltre, i soggetti con attaccamento disorganizzato paiono più a rischio di psicopatologie. Le categorie di attaccamento si trasmettono a livello transgenerazionale con una corrispondenza tra la tipologia dell’attaccamento materno e quella dei loro figli. Ecco perché diviene importante considerare la tipologia dell’attaccamento di un individuo nel contesto dell’intera storia di vita e del funzionamento attuale.

Non esiste, tuttavia, una singola diagnosi che comprenda i molteplici sintomi e comportamenti osservati nei bambini con una storia di attaccamento caratterizzato da traumi complessi e, i bambini, sono diagnosticati con più disordini in comorbidità tra cui: PTSD, Disturbo Oppositivo-Provocatorio, Disturbo della Condotta, Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività, Depressione, Ansia.

Nel 2005 Van der Kolk e i membri del Complex Trauma Taskforce e National Child Traumatic Stress Network, hanno creato una nuova diagnosi: il Disturbo Traumatico dello Sviluppo che evidenzia l’effetto deleterio del primo trauma relazionale per lo sviluppo e il funzionamento in ambito sociale ed emotivo. I criteri propri del DTD includono: una storia di traumi interpersonali, disregolazione emotiva in risposta all’evento traumatico (trigger), un sistema di credenze alterato e una compromissione dal punto di vista funzionale.

Il metodo per utilizzare l’EMDR allo scopo di riparare i fallimenti nel legame madre-bambino, si focalizza sulle difficoltà della madre nello sviluppare sentimenti normali e istintivi di amore e di legame con il bambino, manifestando un’inadeguata sintonizzazione e insensibilità ai segnali del bambino stesso. L’assenza di sentimenti di amore della madre è trasmessa al bambino che si sente insicuro e non amato. Il bambino manifesta successivamente problemi comportamentali che, a sua volta, accentuano i sentimenti negativi nella madre. L’ipotesi sostenuta è che gli eventi che separano la madre dal bambino – fisicamente ed emotivamente – al momento della nascita, siano la causa originale del mancato legame; tali eventi possono includere: malattia della madre o del bambino, problemi finanziari, relazionali, gravidanza e/o parto traumatici.

Senza un intervento efficace, il trauma relazionale può portare ad una disregolazione emotiva e comportamentale e alla tendenza ad allacciare relazioni instabili anche per tutta la vita. Alcuni sintomi relativi al legame di attaccamento disfunzionale rendono i pazienti meno in grado di utilizzare lo strumento della terapia. Per esempio, i pazienti con una storia di trauma relazionale, spesso, non sono consapevoli di sé, della loro abilità di autoregolazione o di poter chiedere aiuto agli altri in caso di bisogno. Il terapeuta a conoscenza di tali problemi può aiutare il proprio paziente a sviluppare le competenze di base per acquisire consapevolezza di sé, autoregolamentazione, fiducia per affrontare i ricordi dolorosi che provocano pensieri, sentimenti e comportamenti disfunzionali.

In questi casi, molto efficace è risultano l’approccio EMDR che aiuta a risolvere i problemi nel legame di attaccamento e a migliorare lo stile di attaccamento, la stabilità emotiva, le relazioni attuali.

– D. B. Wesselmann, M. Davidson, S. Armstrong, C. Schweitzer, D. Bruckner, A. E. Potter

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...